Il radon è un gas radioattivo che si forma naturalmente nel terreno e nelle rocce. All’aperto tende a disperdersi, mentre all’interno degli edifici può accumularsi, soprattutto quando trova vie di ingresso dal suolo e gli ambienti non sono sufficientemente ventilati.
Il problema riguarda anche gli ambienti di lavoro. Uffici, negozi, laboratori, strutture ricettive e altri locali possono presentare concentrazioni di radon significative, indipendentemente dall’attività che vi si svolge.
L’esposizione prolungata al radon aumenta il rischio di sviluppare un tumore al polmone. Il rischio è ancora maggiore per chi fuma, perché gli effetti del fumo e del radon si combinano.
Non è possibile stabilire se un ambiente presenti concentrazioni elevate basandosi sull’odore, sull’aspetto dei locali o sulle condizioni apparenti dell’edificio. Per conoscere la situazione reale è necessario misurare il radon nell’aria.
Quali luoghi di lavoro devono essere controllati?
Il Decreto legislativo 101/2020, successivamente modificato e integrato, individua specifiche situazioni lavorative nelle quali è richiesta la valutazione del rischio radon.
In particolare, l’attenzione deve riguardare:
- I luoghi di lavoro sotterranei, come locali interrati, gallerie e ambienti con caratteristiche riconducibili alla definizione normativa.
- I locali al piano terra e al seminterrato situati nelle aree prioritarie individuate dalle Regioni e dalle Province autonome.
- Alcune specifiche attività lavorative, individuate dalla normativa e dal Piano nazionale d’azione per il radon, come determinati impianti di trattamento e imbottigliamento delle acque e le centrali idroelettriche.
- Gli stabilimenti termali, anch’essi inclusi tra le situazioni considerate dalla normativa.
Occorre considerare anche i lavoratori che accedono temporaneamente a molti ambienti diversi, per esempio per attività di manutenzione, ispezione o restauro. In questi casi, la valutazione può richiedere di considerare l’esposizione complessiva maturata nei diversi luoghi di lavoro.
Il limite di riferimento: 300 Bq/m³
Per i luoghi di lavoro, il livello di riferimento previsto dalla normativa italiana è pari a 300 becquerel per metro cubo (Bq/m³), riferito alla concentrazione media annua di radon nell’aria.
Il becquerel è l’unità di misura che indica l’attività radioattiva. Nel caso del radon, il valore espresso in Bq/m³ permette di descrivere quanta attività radioattiva è presente in un metro cubo d’aria.
Il livello di riferimento non va interpretato come una soglia al di sotto della quale il rischio scompare. È un valore previsto dalla legge per orientare le decisioni e gli interventi di protezione.
Se la concentrazione media annua supera i 300 Bq/m³, il datore di lavoro o l’esercente deve adottare le misure correttive previste dalla normativa per ridurre il radon. Anche quando il valore è inferiore, ridurre ulteriormente la concentrazione, se ragionevolmente possibile, resta una scelta utile per tutelare chi frequenta gli ambienti.
Come funziona la misurazione del radon
La valutazione del rischio si basa sulla determinazione della concentrazione media annua di radon nell’aria. Non basta una semplice osservazione dei locali o una verifica occasionale: occorre una misurazione eseguita secondo le modalità previste dalla normativa.
Il controllo deve essere affidato a un servizio di dosimetria riconosciuto oppure a un organismo in possesso dei requisiti richiesti dalla legge.
Il percorso, in sintesi, comprende queste fasi:
1. Individuazione dei locali
Si identificano gli ambienti da controllare in base alla loro destinazione, alle caratteristiche dell’edificio e alle condizioni di lavoro.
2. Posizionamento dei dispositivi
Si individuano i punti di misura e si installano gli strumenti o i dispositivi dosimetrici appropriati, secondo il piano di misurazione.
3. Determinazione della concentrazione
Il servizio incaricato analizza i risultati e determina la concentrazione di radon secondo le procedure applicabili.
4. Relazione tecnica
I risultati vengono documentati in una relazione tecnica, utile per valutare il rischio e pianificare gli eventuali interventi.
La scelta dei punti di misura è importante: occorre considerare gli ambienti effettivamente utilizzati dai lavoratori, tenendo conto delle caratteristiche dei locali e del tempo di permanenza.
La normativa e i documenti tecnici di riferimento prevedono criteri specifici per individuare i locali da misurare e le eventuali esclusioni. La strategia di misurazione deve quindi essere definita sulla base del caso concreto.
Cosa succede se il radon supera i 300 Bq/m³?
Quando la concentrazione media annua supera il livello di riferimento, non è sufficiente conservare il risultato della misurazione. È necessario valutare e attuare gli interventi correttivi previsti, con l’obiettivo di ridurre la concentrazione di radon.
Le soluzioni possono essere diverse a seconda dell’edificio, delle modalità con cui il gas entra nei locali e delle caratteristiche degli ambienti. Per questo non esiste un unico intervento adatto a tutte le situazioni.
Tra le possibili strategie tecniche rientrano, in funzione del caso:
- ridurre l'ingresso del radon dal terreno attraverso interventi mirati;
- migliorare il ricambio dell’aria con sistemi adeguati;
- installare sistemi specifici per intercettare o allontanare il radon prima che si accumuli negli ambienti;
- verificare l’efficacia delle opere realizzate attraverso nuove misurazioni.
La scelta della soluzione deve essere affidata a un esperto in interventi di risanamento radon (EIIR), figura professionale prevista dal D.Lgs. 101/2020 e in possesso dei requisiti stabiliti dalla normativa.
Dopo il risanamento, è necessario verificare con nuove misurazioni se l’intervento ha prodotto la riduzione attesa. Se il livello di riferimento viene ancora superato, occorre valutare ulteriori misure e gli adempimenti previsti.
Il radon nel Documento di valutazione dei rischi (DVR)
La valutazione del rischio radon è collegata agli obblighi generali di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il D.Lgs. 101/2020, in coordinamento con il D.Lgs. 81/2008, prevede che la documentazione relativa al rischio di esposizione al radon sia parte integrante del Documento di valutazione dei rischi (DVR).
A seconda della situazione, la documentazione comprende:
- la relazione tecnica con i risultati delle misurazioni, predisposta dal servizio di dosimetria;
- il documento con l’esito della valutazione e le eventuali misure correttive individuate;
- quando la concentrazione supera il livello di riferimento, la documentazione degli interventi realizzati e le misurazioni successive al risanamento;
- nei casi previsti dalla normativa, la valutazione delle dosi individuali dei lavoratori, effettuata con il supporto dell’esperto di radioprotezione.
Una documentazione completa permette di ricostruire il percorso seguito: dai risultati iniziali alle decisioni adottate, fino alla verifica dell’efficacia delle misure di protezione.
Perché misurare il radon anche quando non è obbligatorio?
La normativa individua specifiche situazioni in cui la valutazione è richiesta, ma la presenza di radon non si limita necessariamente a questi ambienti. Il gas può essere rilevato anche in locali situati ai piani superiori o in aree che non rientrano tra quelle prioritarie.
Per questo motivo, valutare l’opportunità di una misurazione può essere utile anche al di fuori dei casi espressamente previsti. Conoscere la concentrazione di radon aiuta a prendere decisioni consapevoli sulla qualità dell’ambiente di lavoro e sulle eventuali misure di prevenzione.
Misurare non significa soltanto verificare il rispetto di un valore normativo. Significa acquisire informazioni concrete per proteggere le persone che trascorrono molte ore al chiuso.
Domande frequenti sul radon nei luoghi di lavoro
Misurare il radon: il primo passo per proteggere chi lavora
La gestione del rischio radon richiede un percorso preciso: individuare gli ambienti interessati, misurare la concentrazione, valutare i risultati e intervenire quando necessario.
Affidarsi a un servizio di dosimetria qualificato consente di ottenere dati attendibili e documentazione tecnica utile per gli adempimenti previsti. Quando emergono criticità, il coinvolgimento delle figure professionali competenti permette di individuare gli interventi più adatti e verificarne l’efficacia.
Conoscere la concentrazione di radon è il punto di partenza per prendere decisioni concrete e rendere più sicuri gli ambienti di lavoro.
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